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DESENSETIZEME 
The Heart Is Deceitful Above All Things
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"Sento già la tua mancanza. Mi mancavi già quando ero con te. E' sempre stato questo il mio problema. Mi manca quello che ho già, e mi circondo di cose mancanti..." Jonathan Safran Foer














 

Diario |
 
Diario
28465visite.

27 febbraio 2009

A buon intenditor.

E' a te che lo vorrei dire perchè sei tu che movimenti il mio elettrocardiogramma, per così dire.
Che l'ho trovato, sì, era questo che volevo dirti. Ho trovato cosa scriverebbe Mr. Black sulla mia scheda, nel suo archivio speciale. Scriverebbe: "Sere: dispensatrice d'amore". Ci sarebbero un milione di altre cose, ma forse è questo che sono davvero. E va bene, sì.
Mi piace guardare il cielo. Scarabocchiare su fogli di carta, o ai margini dei libri, canticchiare in bicicletta, sdraiarmi sull'erba. Taccuini segreti scarabocchiati, e pagine battute a macchina all'impazzata, solo per la mia gioia.
Mi sento un pò Neal Cassady. Istintivo immediato, tiene viva la rete di comunicazione con gli altri attraverso lettere fiume che spedisce un pò a tutti, ma specialmente a Kerouac. Salutatemi la beat generation.
Quello che sto maldestramente cercando di dire è che in fondo sei l'unica persona con cui mi piacerebbe cercare ad infinitum gli errori nel New York Times, Oskar. Potrebbe funzionare?
Dissento, non troppo sicura del fatto mio. Ora hai un quadro, vedi?
Una delle cose più belle che mi siano capitate ultimamente è stata vedere qualcuno che batteva i pugni sulla vetrina di un negozio, per attirare la mia attenzione e poi salutarmi agitando la mano, con il sorriso più luminoso che gli abbia mai visto in faccia. Ci sono teorie scientifiche che stabiliscono empiricamente quale sia il sorriso più bello dell'universo?
Qual è il sorriso più bello che abbiate mai visto? Elevatelo alla decima potenza.
Bè, comunque qui c'è posto per tutti. Io ci credo. E tu no?
                          
                                       




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1 novembre 2008

Sweetness, sweetness I was only joking..

 

... when I said I'd like to smash every tooth in your head..

Amo  Bigmouth strikes again degli Smiths. La canto dappertutto, oggi. 
No no no no, aspetta. Eh?
Ommammamia.
Posso volerti bene così come te ne vorrebbe un bambino? Posso voler bene anche                    
alla tua felpa legata in vita? Ai tuoi capelli? Alla tua fasciatura? Al tuo modo di dare
consigli che il più delle volte sembrano minacce? Posso?
Posso voler bene alle domande che spari nei momenti più impensati? Al tuo modo di
saltare? Ai tuoi sorrisi? Al tuo naso greco? Posso?
Posso voler bene anche ai tuoi guanti? Alle tue botte? Al tuo modo di gridare? Alle tue
foto?  Posso?
Posso voler bene alla tua velocità? Alle tue scarpe? Al tuo modo di scaldarti? Al tuo
sguardo musicale? Posso?
Posso voler bene anche ai tuoi passi? Al tuo modo di aspettare in agguato? Ai tuoi
segnali incomprensibili? Alle tue delusioni? Posso?
Posso voler bene a quello che mangi? Alla musica che ascolti? Alla tua macchina? 
Al tempo che consumi? Posso?
Posso voler bene anche alla tua chitarra? All'aria che respiri? Al tuo passato? Alla 
tua sfortuna? Posso?
Posso voler bene a tutto quello che tocchi? A quello che leggi? Alla tua firma? Alla 
tua città? Posso? 

Posso.

And now I know how Joan of Arc felt
Now I know how Joan of Arc felt
As the flames rose to her roman nose
And her hearing aid started to melt

Potrei saltare sul letto tutto il giorno con questa canzone, pensando a te. 
Posso volerti bene così come te ne vorrebbe un bambino.
Posso. 

Bigmouth strikes again
And I've got no right to take my place
With the Human race




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31 ottobre 2008

Da Jesi, Frascati e Trieste...

 

... VI CONCIAMO PER LE FESTE.




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25 ottobre 2008

Gettin' happiness three times a week



Felicità tre volte alla settimana.
Due ore di felicità chiuse dentro una palestra e tre ore a correre sui prati con dei bambini.
Ore che si bruciano in un secondo, non te ne rendi conto nemmeno tu, tanto sono leggere.
Pure. Vorrei riuscire a rendere bene quel senso di trasparenza e luce, di capelli spettinati 
e botte sul naso, di riscaldamento e calzetti bianchi, di camicie fuori dai pantaloni e 
fermafazzolettoni sperduti, di affondi e parate, di foglie in testa e bambini che ti abbraccia-
no, di strappi muscolari e assalti persi, di cartelloni e progetti, di soddisfazione e fatica, di 
grida distruggi-timpani e racconti della giungla, di assalti vinti e ginocchia che non fanno 
male, di fango sull'orlo dei pantaloni e terra sotto le unghie, di bottigliette d'acqua volanti e 
sorrisi sparati, di mani alzate e autofinanziamenti, di battute sul ferro e raccolte firme, 
di assenza di orologi e calzetti bagnati, di spogliatoi incasinati e lame che si spezzano, di 
sacchi a pelo e maglioni pesanti...

"(Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.)
Nescio, sed fieri sentio, et excrucior." 
                                                                  -Caio Valerio Catullo, Carmina.-


 




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18 ottobre 2008

Human Behaviour

 

Io me ne frego di certe cose. Mi piace aspettare di essere stanca morta e poi
buttarmi a letto vestita, così come sono, arrotolarmi intorno alle coperte e spedire  i cuscini 
dall'altra parte della stanza a calci, e dimenticarmi la finestra aperta. Magari 
sono le 2 di notte e sto leggendo un libro, allora allungo il braccio, spengo la luce, 
appoggio la faccia sulle pagine ancora calde e mi addormento così. Stamattina mi 
sono svegliata con la parola "contegno" stampata su una guancia. Era piuttosto fuori 
luogo, ma me ne sono proprio fregata. Mi ha fregato molto, invece, contare quante 
delle persone che incrociavo per strada mi guardassero negli occhi. Una su cinquanta-
sette, contate una ad una.
("Yair, non credo che tu sia la persona in grado di guarirmi 
dalle ferite interiori; ma forse, in questa fase della mia vita, non ho tanto bisogno di 
un medico quanto di una persona che ha una ferita simile alla mia.").
Il fatto che
nessuno guardi negli occhi la gente che incontra per strada è incredibilmente triste. 
Non c'è modo più esplicito per dire che non te ne sbatte nulla di chi ti circonda. 
Credo
sia il motivo per il quale, così tante volte, quando sono fuori di casa, mi viene una gran voglia
di piangere. Insomma, per me è una delle forme più strazianti di solitudine, più di uno che
si chiude in casa da solo perchè, voglio dire, essere soli da soli è una cosa, ma essere da soli 
in mezzo a tutta quella gente vuol dire davvero essere messi male. Certo pensarci prima di 
dormire non è il massimo. Forse dovrei solo posare la penna, premere l'interruttore per 
spegnere la luce, appoggiare la guancia sulla parola "gente" e addormentarmi così.  




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4 ottobre 2008

Goodbye Lenin!


 
E' vero, potrei direttamente aprire un blog-biblioteca in cui consiglio film da vedere a tutto spiano.
Eccone un altro: "Goodbye Lenin!". Ma dove l'avevo ficcato? E' uno di quei film che ti toccano
davvero, commuove, ma fa anche ridere fino alle lacrime. E' vita, semplicemente.
E' piaciuto anche a mia madre, che in fatto di cinema ha dei gusti del cazzo, di solito. E poi la
colonna sonora è del grande Yann Tiersen, lo stesso che compose quella de "Il favoloso mondo
di Amélie".
E' un film vivo, guardatelo e capirete perchè.
Guardatelo. E' importante.





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26 settembre 2008

It's coming down

 

I'm asking you why you think it's funny.




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6 settembre 2008

Pensieri post-allenamento

 

C'è una presenza che aleggia nell'aria, e che mi segue ovunque io vada. Non un
semplice pensiero, ma una vera e propria presenza. Se volessi potrei vederne la sagoma
luminosa scolpita nell'aria che mi circonda. Ma a me non serve. Tanto so che c'è, avverto 
la sua vibrazione anche ad occhi chiusi. 
Una presenza che si proietta lungo la mia ombra ad ogni passo che muovo, ricicla l'aria 
che espiro, mi entra nel cervello e passa l'aspirapolvere tra i miei pensieri. Fa sentire il suo
battito etereo ed inconsistente, eppure così straordinariamente forte. Potrei stendermi sul 
cemento, in mezzo alla strada, e sono sicura che non mi accadrebbe nulla, adesso. 
Non riesco a capire, è tutto così strano. 
In fondo, forse, nemmeno io sono qui, ma da un'altra parte, non tanto lontano.
    




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2 settembre 2008

The Great Gig In The Sky

 

Ieri. Mi sembra sia stato ieri, ma non ne sono troppo sicura. Forse l'altroieri. Forse però, eh.
L'epifania del secolo, io e Joyce siamo amici intimi, dopotutto. Chiaro. Quello che ho
visto mi ha fatto tirar su col naso, intendetemi. Una bambina di tre anni che si arrampicava
sulla schiena della sua mamma e si teneva aggrappata al suo collo. Piccola sfera di luce. Più
semplice di così non poteva essere. Non doveva essere. Ho capito qualcosa che non so che
cosa sia. E mi ha fatto così tanta nostalgia, Dio, anche se non so esattamente di che cosa.
Non aderisco bene al terreno. Schiodo antiche certezze e inchiodo nuovi dubbi. Funziona così.
L'evoluzione del mio Io bambino. E' sempre più vicino, mi parla di notte, sapete. E' rassicurante.
E' una specie di piumone bianco.
E poi mi sveglio, però.




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14 agosto 2008

SORELLE D'ITALIA

 




Loro, loro, ancora loro. Sempre loro. Sorelle d'Italia.
Da dieci anni e anche di più spadroneggiano, dominano, stravincono, lasciando alle
avversarie soltanto le briciole. Non ce n'è per nessuno, signori, mi spiace. Sono le
regine incontrastate del fioretto mondiale. Gli dei della scherma sono tutti con loro.
Valentina Vezzali, Margherita Granbassi, Giovanna Trillini.
E anche a Pechino sono loro a fare la storia, e a fare dal podio "ciao ciao" con la manina
a tutte le altre. Dall'alto dei loro troni. E a far piangere di gioia noi a casa, davanti alla TV.
Il loro ct, Andrea Magro,ha ragione: non ci sono più parole per descriverle, le abbiamo
esaurite da un bel pezzo.
Divise in pedana, unite nello spogliatoio. Si affrontano senza paura, con rispetto
cavalleresco e stima reciproca, ma sempre agguerrite.
Questo è il Dream Team, signore e signori, giù il cappello.






Dai ragazze, adesso regalateci anche l'oro a squadre. Fateci saltare!





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28 giugno 2008

WHAT'S THE CONNECTION?

(Self-Destruction)



Quell'estate, Lara era arrivata in campagna esaurita dalle eccessive fatiche che si era addossata.
Le accadeva di abbattersi con facilità, di cedere alla diffidenza, che fin allora le era stata assolu-
tamente sconosciuta.
[...]
Qu
este crisi di tetraggine non le impedivano però di partecipare ai divertimenti della numerosa
società ospite di Dupljanka. Come tutti gli altri, faceva i bagni e nuotava,
andava in barca,
partecipava ai pic-nic notturni oltre il fiume, lanciava fuochi artificiali e ballava. Recitava negli
spettacoli di dilettanti e, con particolare entusiasmo, si cimentava nel tiro a segno con corti fucili Mauser,
ai quali però preferiva la leggera rivoltella di Rodja. Con questa sapeva sparare con
gran precisione e scherzando si lamentava di esser donna e di non poter seguire la carriera della duellista.
Ma quanto più si divertiva, tanto peggio stava. Non sapeva nemmeno lei che cosa volesse.
Peggio ancora fu quando tornarono in città.
Pasa, Lipa, i Kologrivov, il denaro: tutto faceva ridda nella sua testa. La vita le era venuta a noia.
Le pareva d'impazzire: avrebbe voluto gettare a mare tutto quello che aveva provato e conosciuto
per intraprendere qualcosa di nuovo. In questo stato d'animo, nel Natale dell'11, prese una
decisione fatale. Decise di congedarsi subito dai Kologrivov, e di organizzarsi comunque una vita autonoma,
chiedendo a Komarovskij il denaro di cui avrebbe avuto bisogno. Pensava che, dopo tutto quello
che era successo e dopo quegli anni di libertà conquistata, egli avrebbe dovuto aiutarla cavallerescamente,
senza chiederle spiegazioni, in modo onesto e disinteressato.
Così, la sera del 27 dicembre, si diresse verso la Petrovskie linii e, uscendo, mise nel manicotto la rivoltella
di Rodja carica e senza la sicura, decisa a sparare contro Viktor Ippolìtovic se lui le avesse risposto con un
rifiuto, l'avesse fraintesa o comunque umiliata.
Camminava per le vie festanti, in preda a un profondo turbamento, senza accorgersi di nulla
attorno a sè. Nella sua testa già era echeggiato il colpo di pistola, non importava contro chi.
Quello sparo era l'unica cosa di cui fosse cosciente . Seguitò a sentirlo per tutto il tragitto: era
diretto contro Komarovskij, contro se stessa, contro il proprio destino, contro la quesrcia di Dupljanka,
nella radura, col bersaglio intagliato nel tronco."

                                                                               (Borìs Parternàk, Il Dottor Zivago.)




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25 giugno 2008

Fannobenefannomalestobenestomale



Dentro una teca, e tutto il resto è aria, fuori. Esseri umani costituiti interamente, al 100%, 
d'aria. O forse no. Però a te sembra davvero così, non li puoi sentire, nè toccare, nè chia- 
mare. Li puoi soltanto vedere. E loro non ti possono sentire, nè toccare, nè chiamare. Sol- 
tanto vedere. Perciò tutto il resto è aria, fuori.  

Dentro una teca, e con te, lì dentro, il vuoto. Davvero, è spaventoso no?, il vuoto. E anche
nella tua testa. Vuoto. O forse no. Però a te sembra davvero così, insomma, senti di non
pensare assolutamente a nulla. Qualsiasi pensiero evapora nello stesso istante in cui si 
forma, nella tua mente. Perciò non riesci a pensare a niente di niente. O invece, magari,
potrebbe essere diverso. Non è che tu non stia pensando a niente. E' esattamente l'oppo-
sto.Tu stai pensando a tutto, tutto contemporaneamente. Non c'è il vuoto nella tua mente.
C'è troppa roba, anzi, troppa roba tutta insieme, così, a casaccio, come se tutti gli schedari
fossero stati improvvisamente rovesciati da un vento fortissimo, e i fogli si fossero sparpagliati
in giro, in disordine, mescolati, confusi, alcuni anche stropicciati, altri addirittura strappati.
Insomma, un disastro. E tu cosa fai? Invece di raccoglierli in fretta, cinque, sei, sette alla
volta e di cominciare a riordinare tutto, ogni foglio al suo posto, li prendi in mano uno dopo
l'altro, e li rileggi tutti, lentamente. Così mettere a posto diventa mille volte più difficile e
complicato, certo, questo è normale ed assolutamente logico. Ti ci puoi totalmente perdere.

E intanto, dentro la tua teca, non ti accorgi che il tempo passa.
 




Questo è il link ad un cortometraggio che fa parte del film "Paris, Je T'aime". Il film è composto
da una quindicina, (mi pare, guardandolo non li ho contati) di cortometraggi (di registi diversi)
su Parigi, ognuno ambientato in un quartiere particolare. Mostra tante sfaccettature della
capitale francese, ed è un film così bello perchè totalmente eterogeneo, proprio come la città
stessa. Questo è quello che mi è piaciuto di più:  [purtroppo non c'è sottotitolato in italiano, ma
si capisce anche così]

http://it.youtube.com/watch?v=cPUf6DUSfzY&feature=related




permalink | inviato da sere* il 25/6/2008 alle 12:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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